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Progetto F.I.T.
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“Famiglie In Transizione” Azioni di accompagnamento e sostegno per famiglie in trasformazione. Premessa Il Progetto prende il proprio nome da quei nuclei, sempre più diffusi nel contesto sociale, i cui componenti attraversano fasi evolutive del proprio ciclo vitale particolarmente delicate, che comportano disagi e fatica e che richiedono modificazioni significative del proprio modo di essere coppia, genitori e famiglia. Ci si riferisce, in particolare, alle famiglie che affrontano l’esperienza dell’adozione o dell’affidamento familiare e vogliono realizzare la migliore integrazione del bambino; ai coniugi che stanno per separarsi, ma che vogliono continuare ad essere i migliori genitori possibili; alle famiglie ricomposte dove ciascun partner porta i rispettivi figli e si cerca di realizzare un buon equilibrio nel nuovo nucleo; alle coppie e famiglie dove si incrociano diverse matrici culturali ed etniche e vogliono riuscire a creare una visione condivisa del modo di stare insieme e di farsi famiglia; alle persone che rimangono sole ad affrontare la fatica di fare crescere i propri figli cercando un equilibrio tra cura del legame e sviluppo della reciproca autonomia; alle coppie che gestiscono comunità familiari per minori e che devono conciliare l’esercizio della loro referenzialità educativa con il rispetto e la tutela dei legami familiari del minori. In tutte queste situazioni, e sono solo una parte della multiforme costellazione di tipologie familiari oggi esistenti, adulti e bambini sono coinvolti nell’affrontare la transizione che comporta costruire una nuova famiglia: un'esperienza dove si incontrano e scontrano bisogni ed aspettative diversificati e dove può essere rilevante il disagio e la fatica per realizzare il cambiamento desiderato. La difficoltà evolutiva può investire in modo particolare l’esercizio della funzione genitoriale, soprattutto quando nel processo di transizione sono i figli naturali od i bambini e ragazzi accolti a manifestare in varie forme il proprio disagio. In queste situazioni potere attivare un'azione di sostegno e accompagnamento per il superamento delle fasi critiche, costituisce un importante elemento di salvaguardia rispetto all’instaurarsi di patologie relazionali intrafamiliari ed allo strutturarsi del disagio di bambini e ragazzi. Si ha però l’impressione che l’attuale sistema di tutela delle famiglie, così come è tracciato dalla normativa vigente e come è messo complessivamente in campo dal settore pubblico e privato, sia ancora troppo condizionato da una visione della famiglia di tipo nucleare tradizionale, che non tiene sufficientemente conto delle travolgenti modificazioni che hanno investito le forme dell’essere famiglia, anche a seguito degli imponenti flussi immigratori di questi ultimi anni. Gli stessi strumenti tecnici utilizzati dagli operatori sociosanitari ed educativi per supportare i nuclei in difficoltà non sembrano, oggi, essere sufficientemente articolati ed incisivi. Finalità Il progetto”Famiglie In Transizione” si vuole porre come un contributo per:
Il Progetto verrà attuato promuovendo la collaborazione tra soggetti privati, associazioni interessate ed Enti locali per realizzare un ampliamento del ventaglio delle opportunità di sostegno per le famiglie in difficoltà e per il conseguimento di risultati che siano più rilevanti rispetto all’impegno profuso. Obiettivi Il Progetto si propone di realizzare i seguenti obiettivi:
Ambiti del Progetto 1. Formazione e ricerca Il progetto si propone di realizzare, in collaborazione con istituti universitari, Enti locali ed associazioniattività formative, seminariali e di ricerca sui temi delle nuove tipologie familiari, degli strumenti per sostenere la genitorialità quando questa deve esprimersi in situazioni particolari e per la qualificazione delle risposte di accoglienza per i bambini ed i ragazzi affidati od accolti in comunità. 2. Counselling Familiare Per le situazioni familiari in evoluzione, a sostegno del percorso di cambiamento, quando queste incontrano significative difficoltà nelle relazioni con i bambini o nella collaborazione con i servizi e la scuola, con particolare riferimento ai bambini adottato o accolti in affidamento familiare e all’integrazione di questi nel contesto sociale (scuola, coetanei, ecc) 3. Adozione nazionale ed internazionale
Quando durante il percorso di conoscenza delle coppie svolto dai servizi territoriali, sirilevano difficoltà può essere opportuna l’interruzione momentanea dell’istruttoria per permettere ai candidati di riflettere sulle proprie motivazioni o di approfondire alcuni aspetti relativi alla condizione di genitori adottivi. Il Progetto si propone di sostenere questo percorso di riflessione, concordando con i servizi e le coppie interessate entità e durata del percorso di riflessione in modo che la ripresa del percorso di conoscenza della coppia possa avvenire a fronte di una situazione mutata e con più chances di un esisto positivo .
Ottenuta l’idoneità per l’adozione internazionale, le coppie devono considerare attentamente l’insieme di opportunità che sono loro offerte per arrivare, qualunque sia l’Ente autorizzato prescelto, a costruire un rapporto di collaborazione che permetta loro di raggiungere un risultato ottimale. Al contempo, va messa a punto l’idea iniziale di abbinamento (uno o più bambini, da quale stato ecc.). Il Progetto prevede l’offerta di consulenze di coppia e per gruppi di coppie per aiutare ad evidenziare quali sono gli aspetti nodali sui quali agire per assicurarsi il miglior sostegno possibile durante il lungo periodo che li porterà all’abbinamento.
Non tutte le coppie che iniziano l’istruttoria concretizzeranno la scelta adottiva. Talvolta intervengono fattori che fanno interrompere questo percorso (crisi di coppia e ripensamenti, malattie, non conseguimento dell’idoneità, ecc). Il Progetto prevede interventi di counselling e sostegno per affrontare questo delicato passaggio, con lo scopo di dare un significato evolutivo all’esperienza compiuta e per aiutare a ricanalizzare positivamente le risorse di coppia.
Le coppie dichiarate idonee per l’adozione internazionale si trovano spesso a dovere aspettare due o più anni prima di avere una proposta di abbinamento da parte di un Autorità Centrale straniera o del Tribunale per i minorenni. Si tratta di un periodo che può essere emotivamente difficile. Il Progetto prevede l’organizzazione, in collaborazione con i servizi territoriali e con gli Enti Autorizzati, di incontri periodici di gruppo od individualidi sostegno all’attesa.
Per soddisfare il desiderio di essere genitori il più possibile adeguati a sostenere la crescita di un bambino che comunque ha avuto una storia difficile, il Progetto prevede l’organizzazione di gruppi di incontro per genitori adottivi, caratterizzati dalla omogeneità di età dei bambini, dove poter confrontare le proprie esperienze e ricercare le più efficaci soluzioni ai problemi incontrati, in un clima volto a valorizzare l’ascolto ed il sostegno reciproco tra le famiglie. 4. Affidamento familiare. Alla luce di queste considerazioni il percorso presentato si propone come spazio di riflessività a sostegno di tutti i soggetti che operano nell’ambito della solidarietà inter-familiare con l’intento di affiancarli in un momento in cui la stessa Regione Emilia Romagna richiama a ri-pensare un ventaglio d’opportunità per quei bambini, i ragazzi e le loro famiglie che stanno attraversando momenti di disagio più o meno lunghi. Ci si vuole focalizzare sull’apprendere dall’esperienza maturata dai professionisti direttamente sul campo al fine di evidenziare i punti di forza propri di ciascun soggetto coinvolto, favorire un reciproco riconoscimento e consolidare buone prassi operative che favoriscano un linguaggio professionale comune e una co-progettazione nella gestione della casistica in carico. Ipotesi progettuale Gruppi di incontro di famiglie affidatarie In questi gruppi è possibile, utilizzando anche l’esperienza degli altri, comprendere più approfonditamente la propria situazione, incrementando la possibilità di elaborare risposte efficaci alle necessità evolutive dei bambini in affidamento, di sostenere il rapporto con la sua famiglia e di essere interlocutori consapevoli dei servizi nel percorso di accompagnamento. Gruppi di incontro per famiglie d’origine La difficoltà nell’accompagnare le famiglie dei bambini affidati al recupero dellapropria competenza genitoriale è anche legata al fatto che gli operatori impegnabili in questa funzione sono spesso gli stessi il cui intervento è stato determinante per arrivare allasceltadell’allontanamento. Il Progetto prevede l’attivazione, in collaborazione con i servizi territoriali, di gruppi di incontro condotti daprofessionisti chepossano essere percepiti dalle famiglie come espressamente dedicati a sostenerli nel percorso di riavvicinamento con il figlio allontanato. La dimensione del gruppo aumenta le opportunità di confronto e crescita per le famiglie interessate. 5. Counselling e sostegno e supervisione agli operatori dei servizi Gruppi di supervisione per operatori dei servizi Il Progetto F.I.T. vuole porsi come supporto anche all'azione dei professionisti dei servizi territoriali, degli insegnanti, degli operatori delle comunità familiari ed educative che ogni giorno devono cercare, con le risorse disponibili, di valutare situazioni complesse e di aiutare bambini e genitori nei loro impegnativi processi di transizione. In questo lavoro spesso accade che il singolo operatore non abbia sufficienti possibilità di confrontarsi con i colleghio che ci siano difficoltà nell’armonizzare le diverse chiavi di lettura e le azioni. Per questo il Progetto prevede l’attivazione di supervisioni di equipe per favorire lo sviluppo della capacità di analizzare il proprio agire professionale con particolare riguardo alle competenze progettuali e di gestione delle situazioni in carico e per ricercare strumenti di intervento la cui incisività sia all’altezza della complessità e della criticità delle situazioni affrontate. Nella sua quotidianità “l'operatore” che si occupa di accoglienza e affido, entra in contatto con storie e situazioni dove è impossibile definire a priori, o da fuori, quale sia il «bene», la soluzione, l'intervento più pertinente. È importante sviluppare una conoscenza molto ravvicinata di queste storie e situazioni, per capire come intervenire in contesti spesso confusi, fatti di intrecci relazionali, sovrapposizioni di problemi: si tratta di una conoscenza che cerca di rendersi sensibile a ciò che accade nelle situazioni, che utilizza i ritorni delle azioni come informazioni per riformulare le azioni future. La si può chiamare conoscenza-azione che aiuta a riscoprire il circolo virtuoso con cui si alimentano reciprocamente due componenti di uno stesso processo: una conoscenza rivolta a formulare azioni che, nel loro attuarsi, producono conoscenze. Occorre sviluppare Counselling e sostegno congiunto alle coppie e agli operatori nelle situazioni di impasse. Tra servizi territoriali, enti autorizzati per le adozioni internazionali, associazioni che sono impegnate ad assicurare il supporto alle famiglie adottive ed affidatari e le insegnanti che accolgono i bambini si registrano talvolta difficoltà nel realizzare una efficace relazione collaborativa penalizzando significativamente il conseguimento degli obiettivi del progetto di accompagnamento. Nella nostra esperienza di consulenza abbiamo sperimentato l’utilità di condurre gruppi misti (ad es.operatori e famiglie affidatarie). Gli esiti confermano la positività di tale sperimentazione soprattutto perché lo scambio delle motivazioni e delle ragioni di ciascuno, consente una maggiore disponibilità a cooperare superando le contrapposizioni. Il Progetto prevede quindi interventi di counselling congiunto per operatori e famiglie al fine di sbloccare le situazioni di impasse e riattivare la dimensione collaborativa. Approccio metodologico La nostra consulenza formativa si propone con un approccio partecipativo che valorizza l’esperienza delle persone e dei professionisti coinvolti e dalla dimensione del lavoro di equipe che integra le diverse competenze professionali usufruendo di adeguati spazi di riflessione edapprofondimento rispetto alle attività svolte. Nei progetti realizzati in partnership con associazioni ed enti locali si persegue una messa a punto pienamente condivisa delle modalità di attuazione degli interventi e si garantisce la stesura di rapporti periodici. L’approccio fa riferimento alla ricerca-azione. In particolare, si propone di partire dall'esperienza degli operatori, dalle difficoltà incontrate negli interventi che si costruiscono giorno per giorno, alle criticità sperimentate nei processi di lavoro, per esplorare, cominciando anche a qualche indicazione che incoraggi verso più leggero e inventivo sul lavoro. Risorse umane Per la realizzazione del Progetto è stata costituito un gruppo di lavoro che vede la presenza e l’attività integrata di psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, counselor, provenienti dai servizi pubblici e da strutture private, con forte esperienza sulle tematiche della genitorialità e dell’accoglienza, della formazione e della supervisione. Il gruppo di lavoro è composto da Anna Castellucci, Vincenzo Caporaso, Mauro Favaloro, Vilmer Michelini, Giusi Parisi. Tale gruppo può inoltre essere integrato in relazione alla realizzazione di particolari iniziative e previo accordo con le amministrazioni interessate anche da operatori del Servizio pubblico di provata esperienza" Contatti Progetto FIT - c/° Centro Bolognese di Terapia Familiare, e-mail: progettofit@libero.it tel : 347_5539940
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Centro Bolognese di Terapia della Famiglia
via Galliera, 11 - 40121 Bologna tel/fax 051/263038
email- centro@terapiafamiliare.org